23 settembre 2020

I commercianti del centro, visto la crisi, si erano decisi a celebrare il Black Friday, festa ancora poco conosciuta in Italia. Un’ottima scusa per cercare di dare una spinta agli incassi prima della fine dell’anno. Così, vetrofanie di saldi e promozioni coloravano le vetrine dei negozi e già da qualche settimana la notizia si era diffusa sui social network.

Sabrina e le sue amiche non si erano fatte sfuggire l’occasione d’approfittare del Black Friday per fare altro shopping con le carte di credito dei genitori e naturalmente per mettersi in bella mostra agli occhi dei ragazzi che avrebbero fatto di tutto per avvicinarle.

L’appuntamento era fissato per le due del pomeriggio nella piazza che dava sul corso. Puntali come degli orologi, arrivarono tutte e quattro: Laura, Claudia, Stefania e poi lei, la più bella, Sabrina.

«Secondo me ci siamo trovate troppo tardi» disse Claudia «La gente è in giro da stamattina, sarà un casino trovare ancora qualcosa di bello»

«Come al solito non capisci niente» rispose Sabrina «Ma secondo te, potrei mai fare come quegli sfigati che la mattina presto si accampano davanti ai negozi per aspettare che aprano?».

Le altre due scossero la testa per darle ragione.

«È vero, meno male che ci sei tu che pensi a queste cose» replicò Claudia cercando di non storcere le labbra per la risposta arrogante e cattiva della sua amica.

Si incamminarono una affianco all’altra, come se stessero sfilando.

«Ragazze guardate, perché non facciamo un salto nel nuovo negozio Fisiostore che hanno appena aperto? Magari anche loro fanno delle promozioni…» cercò di recuperare Claudia sapendo bene che le sue amiche, al contrario di lei, fossero amanti del fitness.

«Claudia, se devi andare avanti a dire cavolate allora è meglio che stai zitta! A parte il fatto che vado in palestra tutti i giorni, ti ho già detto ieri che devo assolutamente comprare una cintura per il mio nuovo completo» le chiuse la bocca un’altra volta Sabrina in malo modo. Proprio come prima, Stefania e Laura annuirono con la faccia smorfiosa.

Fu in quel momento che Claudia sentì per la prima volta un impulso feroce battere nel suo stomaco, era come un serpente velenoso che le si muoveva in pancia sputando veleno. Faceva di tutto per piacere a Sabrina, per avere la sua approvazione. Voleva solo essere la sua migliore amica, voleva solo essere come lei. Avere i capelli belli come i suoi, le labbra carnose come le sue, il corpo sinuoso come il suo.

Le quattro entrarono in un grande negozio di vestiti di marca e quasi subito si sparpagliarono.

Non era particolarmente pieno, nonostante gli sconti, gli abiti e gli accessori continuavano a costare comunque tanto.

Mentre guardava un bellissimo abito verde smeraldo che non poteva permettersi, Claudia si sentì chiamare sotto voce.

«Ehi, devi per forza farmi un favore» le sussurrò Sabrina «i commessi hanno lasciato aperta la porta del magazzino dietro i camerini, ho guardato dentro e ho visto una cintura troppo bella appoggiata sopra le scatole».

Claudia aveva capito cosa la sua amica le stava chiedendo di fare. Non le piaceva e non aveva mai rubato ma forse, pensò, così finalmente si sarebbero avvicinate e diventate amiche inseparabili.

«Non ti preoccupare, tengo io d’occhio i commessi e se arrivano ti avviso e li distraggo con qualche scusa mentre esci» cercò di convincerla.

Decise di farlo, come al solito alla rabbia nei suoi confronti aveva presto preso il posto la sottomissione. Facendo finta di niente, si avvicinò lentamente ai camerini appena Sabrina le fece cenno con lo sguardo di muoversi.

Entrò e vide la cintura, anche se non era esattamente dietro alla porta. Camminò veloce in punta di piedi fino ad afferrarla.

«Cosa stai facendo!?» una voce urlò alle sue spalle.

Claudia si girò di scatto, era uno dei ragazzi che lavorava nel negozio. Cercò disperatamente con lo sguardo l’amica in cerca d’aiuto ma lei non c’era. Doveva avvertirla, doveva guardarle le spalle ma non lo aveva fatto, l’aveva abbandonata.

«Non è colpa mia, mi ha detto lei di farlo» cercò di giustificarsi con gli occhi pieni di lacrime.

«Bella, nel negozio ci sei solo tu e non devi essere neanche troppo sveglia perché sia io che i miei colleghi ti abbiamo visto entrare in magazzino» rispose lui.

«Non è vero, di là ci sono le mie amiche…è stata… è stata Sabrina… è stata Sabrina» balbettò Claudia.

«Basta! adesso vieni con me, abbiamo già chiamato la vigilanza» disse lui afferrandola con forza per il braccio e trascinandola verso l’interno del negozio.

Claudia incominciò a dimenarsi come una pazza e a strillare, non poteva crederci. Perché le aveva fatto questo? Come poteva essere così cattiva? Claudia riusciva a vedere Sabrina e le altre due ridere di gusto. Lo avevano fatto di proposito. Lo avevano fatto per farle male.

Infilò la mano nella borsa e colpì con forza il commesso con la fibbia della cinta cavandogli l’occhio sinistro. Lui cadde a terra e Claudia continuò a colpirlo, a colpirlo, a colpirlo, finché la sua faccia non si trasformò in una maschera di sangue lacerata. Forse anche lui era d’accordo con loro, forse era uno dei tanti che sbavavano dietro a Sabrina e che avrebbero fatto di tutto per accontentarla sperando di finirci a letto.

La trovarono seduta vicino al cadavere che dondolava stringendosi le ginocchia al petto, ripetendo le stesse parole all’infinito «È stata lei. È stata lei, è stata lei, è stata lei…»

«So che è sotto shock ma devo farle qualche domanda» chiese uno dei poliziotti che erano arrivati sul posto al collega del ragazzo ucciso «Chi c’era insieme a lei? Con chi è entrata?»

«Nessuno, rispose il commesso, è entrata da sola. C’è sembrata da subito un po’ strana, continuava a mugugnare guardandosi intorno, poi di colpo l’abbiamo vista entrare nella porta del magazzino che sta dietro ai camerini».

«Ne è sicuro? Perché la ragazza continua a ripetere “è stata lei”, se era da sola a chi si riferisce?» domandò il poliziotto.

«Non ne ho idea»

«C’è un’altra porta che da sul magazzino?»

«No solo quella»

«Quindi non c’erano amiche e il negozio era vuoto durante il Black Friday? Mi sembra strano»

«Come le ho detto è entrata da sola e in quel momento non c’era nessuno in negozio. Comunque abbiamo le telecamere, potete controllare».

Seduta sul retro della macchina della polizia, Claudia si era calmata, come sempre dopo l’esplosione rabbiosa. Appoggiò la testa al finestrino e appannò il vetro con il suo respiro. Che brutto scherzo che mi hanno fatto, pensò, tanto adesso verranno a prendermi. Le mie amiche.

 

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